DOCUMENTI E CRITICA - Storia locale - CHIESE TORINESI  - Erasmo Brio     

 CHIESA DEL CORPUS DOMINI

La carta pingoniana indica S. Silvestro con la lettera "D" e si vede molto bene come l'ingresso di questa chiesa fosse anticamente sul lato della piazzetta. La lettura comparata con la mappa del 1834 dimostra come, in effetti la c. dello Spirito Santo sia solo una parte dell'antica c. di S. Silvestro, e piu' precisamente il transetto, con conseguente ingresso "laterale" sulla attuale via P. Palatina.

La navata principale dell'antica c. di S. Silvestro, con ingresso sulla piazzetta, e' ora la chiesa dedicata al Corpus Domini, 1609, certamente eretta quindi su una parte dei resti del tempio pagano dedicato a Diana. Un bel "giro delle tre carte" per nascondere forse una scomoda verita'? Ma nemmeno pensarlo!

In fig.06 sottostante e' riprodotto un capitoletto tratto dalla "Augusta Taurinorum" di Filiberto Pingone

Quindi nell'anno 335 un tempio pagano dedicato al culto di Diana venne convertito in una chiesa dedicata a San Silvestro, chiesa ora sdoppiata nella c. dello Spirito Santo e nella c. del Corpus Domini. La cosa e' confermata da Paolo Brizio (Progresso della Chiesa Occidentale), 1649, e da E. Tesauro nella "Historia di Torino", 1679, quindi indirettamente dal Baldesano "Historia Tebea" 1589, che si occupa nei particolari di S. Solutore, gia' citato dal Pingone.

Di S. Silvestro abbiamo appurato antichita' ed importanza storica quale "memoria" paleocristiana, e di culto precristiano. Abbiamo constatato il suo "strano" oblio, se non come conosciutissima chiesa del Corpus Domini, che laricopre materialmente e nella memoria. Tutto casuale?

Se l'antico tempio, e la primitiva chiesa del 335 d.c. non sorgevano su di un terrapieno alquanto sopraelevato, molti reperti potrebbero celarsi nel sottosuolo (come di regola). Considerato che l'affossamento medio osservato dall'autore per le costruzioni a Torino e' di circa 2 - 3 metri a millennio, occorre cercare le vestigia antiche originali, all'incirca a circa 4 -7 metri sotto il livello del suolo attuale, corrispondente al livello stradale del periodo romano. La cosa e' confermata pure dalla semplice osservazione del Teatro Romano, della Porta Decumana (Palazzo Madama), ancora visibili, e delle "vie romane" che una volta (bello, una volta) si potevano ancora comodamente vedere tramite appositi "lucernari" di vetro, ad esempio in via Garibaldi. Bellissime colate di cemento, oppure lastre di acciaio (su vestigia preromane) ecco cosa vediamo oggi: quasi tutto accuratamente celato, favoloso.

Occorre qui ricordare che "l'orologio temporale" dell'affossamento risulta altamente affidabile solo a condizione che l'uomo, od altri "eventi" non lo corrompano. In parole povere, non e' detto che un reperto trovato a sei metri sotto l'attuale livello del suolo debba per forza essere di duemila anni fa. Occorre pure rammentare che, di per se stessa, la lavorazione di una pietra non e' databile, se non per induzione (passibile di suggestione). Ripeto che il reperto archeologico puro e semplice, se non riporta datazione esplicita, deve essere comprovato da documentazione coeva. Ma, come detto, al momento almeno, non si puo' "indagare", chissa' forse un giorno... continuo a sperare (??).

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