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 ORIGINE dei TAURINI

Il Bardetti (Stanislao piacentino) nel 1769 (De' primi abitatori dell'Italia, opera postuma) riconosce i Taurini come primi abitatori d'Italia, imparentati con i Liguri, colonizzati da Fetonte al tempo di Decaulione, e cita Torino come citta' antichissima e celtica, (Allegato II) ancor prima che venissero i gallo-celti a combattere contro gli Etruschi. Poi citando Strabone, Catone, e Polibio, trae la conclusione che i Taurini furono piu' antichi dei Reti e degli Etruschi: "padri dei Reti erano stati i Taurisci". Il Bardetti cita i classici, pervenutici per tramite degli "escriveta" medioevali, ma non cita gli autori medievali (per il secolo "illuminato" tutta spazzatura), ovviamente non cita il Boccaccio, e neppure gli autori rinascimentali, ma cita il Cluverio (Italia Antiqua, 1624), il quale attinge ancora a piene mani da fonti medievali e rinascimentali!

Il Tesauro (conte Emanuele) prima del Bardetti, nella sua "Historia di Torino" del 1679, racconta la storia di Torino e dei Taurini con dovizia di particolari e vastissima e precisissima citazione delle fonti, di tutti i tempi. Torino viene detta fondata da Eridano, re egizio (o fenicio), sette secoli prima della fondazione di Roma, ovvero circa 3500 anni fa.

Detto autore, essendo stato assurdamente accusato dai romantici e saccenti moderni della grave colpa di essere barocco, ovvero figlio del suo tempo (e noi cosa siamo?) ed essere pignolo e prolisso, come se fosse una colpa essere preciso e ridondante nella citazione delle fonti e delle prove, infine di essere piemontese (tolleranza moderna?), bene dicevo, in virtu' di questi presunti gravissimi indizi, non viene ufficialmente riconosciuto degno di grande fede. Nella forma ovviamente, ma nella sostanza, tutto al contrario le scopiazzature del suo poderoso lavoro non si contano. Gli autori moderni, come al solito, citano tizio, che cita caio, che cita sempronio, che guarda caso confessa di aver attinto dal Tesauro.

Particolare dell'antipagina ed inizio del testo della Historia del Tesauro

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 Il Brizio (conte Paolo) nel suo "Progressi della chiesa Occidentale" del 1649, prima quindi del Tesauro, lamenta, in qualita' di vescovo, la colpa degli antichi torinesi di adorare Iside ed Osiride, quindi il toro Api, vergognandosi profondamente della cosa, al tempo universalmente risaputa e riconosciuta. Ma infine assolve i torinesi da questo grave peccato originale dal momento che furono tra i primi a convertirsi alla nuova fede cristiana, cosa ampiamente comprovata da reperti antichi e classici, come vedremo. Quindi, ancora nel 'seicento, la memoria della antica identita' dei Taurini era assai viva, e collegava strettamente detti con gli Egizi.

Entrambi gli autori seicenteschi testimoniano circa la fondazione di Torino da parte di Eridano, principe egiziano in tempi antichissimi, quasi preistorici. Giova rammentare che l'antico nome del Po era appunto Eridano ed in tal modo lo chiamavano gli autori greci antichi.

IL RINASCIMENTO

Il Rinascimento, per Torino, e' stato uno dei periodi piu' bui. In questo periodo di "rinascita" culturale ed artistica incentrata sulla Toscana, Torino ed il Piemonte (ma anche Savoia) subiscono l'unica, seppur brevissima, dominazione straniera, con il "rituale" saccheggio delle opere d'arte e dei reperti antichi piu' preziosi, cui si aggiunge la distruzione di tutte le vestigia romane, delle porte, delle mura (si salvano le porte palatina e decumana per essere inglobate in sovrastrutture medievali), l'abbattimento di ben sette quartieri "marmorei romani", e di gran parte degli ameni giardini, laghetti, fontane e sobborghi residenziali che circondavano la citta'.

 

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 Lo scopo di francesizzare la citta' si infrange nella famosa battaglia di San Quintino (1557), vinta da Emanuele Filiberto, coltissimo e geniale, (aveva studiato in convento per diventare cardinale) che dopo aver battuto sonoramente, contro ogni previsione, Enrico II, ne sposa astutamente la sorella Margherita di Francia, riottenendo via via le terre perse (dal padre), Torino compresa. A monito del primato Italiano, anche sulle terre di oltr'alpe, come nell'antichita', ripristina la capitale a Torino (da Chambery dove era nato) .Ma sopratutto, per primo, eleva una lingua volgare come l'italiano, a lingua ufficiale, al posto del latino. Tanto per fare un esempio, a Milano il latino rimase lingua ufficiale sino al 1861.

LE FONTI ANTICHE

Pingone Filiberto scrive la cinquecentina piu' antica dedicata interamente alla storia di Torino, e nel 1577, viene stampata la rarissima prima edizione coeva di "Augusta Taurinorum".

Gli storici ufficiali moderni (non tutti, spero) vorrebbero che il Pingone si sia "inventata" la storia antica per compiacere Emanuele Filiberto. Un illustre direttore di museo torinese, alla televisione, ha piu' volte pontificato che il Pingone addirittura si sarebbe fatto corrompere per vil danaro dai Savoia, inventando fonti e reperti. Per altri, bonta' loro, il Pingone "era uno sprovveduto" e si sarebbe fatto abbindolare da non bene identificati "archeologi e ricercatori di pochi scrupoli".

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 Il Guazzo (messer Marco) nella sua "Cronica del Mondo", scritta circa trenta anni prima della "storia pingoniana", non solo testimonia tutto quanto riferito dal Pingone sulla fondazione di Torino, ma dice molto di piu' ancora. Il Guazzo dedica il libro ai Gonzaga, e Torino era ancora "nella Franza Cisalpina", sotto il Re Enrico di Francia, nel contempo Principe di Piemonte e Duca di Savoia e del Chiablese.

Ma a dimostrazione della inqualificabile "leggerezza" storica ufficiale non vi e' solo il Guazzo: tutte le cinquecentine che trattano di Torino dicono circa la stessa cosa che riporta il Pingone. Di piu', andando indietro nel tempo di altri due secoli, entriamo nel medioevo, e troviamo un autore "al di sopra di ogni sospetto" certamente non pagato o plagiato dai (nascenti) "Savoia":

Boccaccio (Giovanni), proprio Lui, nel suo "Genealogia Deorum Gentilium" ovvero Genealogia degli Dei, dove nel libro settimo, parlando di Fetonte-Eridano, e citando fonti ancora piu' antiche, non piu' reperibili, racconta la fondazione di Torino, come sotto riprodotto (Venezia 1553, trad. Betussi da Bassano)

Riassunto: Al tempo di Spareto re degli Assiri, Eridano - Fetonte figlio del Sole Egizio (Faraone), con una moltitudine di genti e navi, risalendo il Nilo pervenne al mare, ed aiutato dai venti sbarco' nel seno ligustico, quindi passati i monti pervenne ad una vasta e fertile pianura attraversata dal Po ed abitata da gente rude. Sulle rive del fiume fonda la citta' di Eridano poi detta Torino. Infine muore annegando nello stesso fiume che prende il suo nome.

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Boccaccio fornisce cosi' una spiegazione "razionale" alla mitologia (favola) del dio Eridano che muore precipitando nel fiume (poi detto dai latini Padus) che prende il suo nome.

In ogni caso, risulta evidente che il Pingone, non e' stato il primo a riportare il racconto della fondazione di Torino da parte di Fetonte-Eridano circa 3500 anni fa (mille anni avanti Roma), quindi la tesi ufficiale e' pura menzogna. Non importa se la notizia sia piu' o meno favolosa, importa che anche un solo autore ne parli prima del Pingone: basterebbe il solo Guazzo per dimostrare che il risaputo ufficiale e' palesemente falso, figuriamoci un Boccaccio.

Come giustamente dice il Tesauro, circa la fondazione delle antichissime citta', la cui origine e' di fatto mitologica o preistorica, non vi puo' essere certezza. Ma non si puo' accettare la favola ad esempio sulla fondazione di Roma e reiettare tutte le altre fonti mitologiche.Inoltre le differenze fra i vari racconti dimostrano che varie erano le fonti prime consultate, probabili frammenti (oggi non piu' reperibili) ricavati nel medioevo dal papiro assiro di Aralio, distrutto con la citta' di Alessandria dagli arabi. La cosa comprova ulteriormente, se ve ne fosse bisogno, la valenza storica del racconto.

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LE FONTI CLASSICHE

I classici coevi dimostrano l'esistenza della Taurinis Urbe caput gentis (Tito Livio dec. III, lib. I, cap. XV) sin dai tempi piu' antichi. E qui si svela un secondo inganno della storia ufficiale, duro a morire, e riportato su tutti i "sacri testi" degli esperti (giornalai) moderni, che amplificano illazioni ottocentesche e di inizio secolo (Bragagnolo-Bettazzi). Pur ammettendo che la fondazione di Torino sia molto anteriore a Cesare, ritengono "per logica ipotesi congetturale", che la citta' fosse un paese di circa 4000 anime, con case dai tetti di paglia (forse per analogia con Alessandria). La lettura dei testi coevi o quasi (per motivi paleografici limitiamo in questa sede la nostra ricerca alle gia' preziose cinquecentine), ci assicura che detta congettura non e' assolutamente possibile, anzi tutto il contrario, Torino e' detta "Urbe" quindi metropoli, e Polibio, scrittore greco che combatte' contro i romani, precisa "fortissima".

Tito Livio ed altri autori "avanti Cristo nato" precisano che i taurini, gente prossima ai libici ed ai celti, erano in guerra contro gli insubri, ovvero gli attuali milanesi.

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 Quindi l'esercito non era nell'Urbe Torinese, ed Annibale si illude di acquistare a buon mercato il diritto di passare senza battaglia. Ma i torinesi, rifiutano ed ingaggiano battaglia campale che dura ben tre giorni causando gravi perdite da ambo le parti. Annibale infuriato per le gravi perdite subite, sebbene vincitore, si dilunga nel distruggere la citta'. Tito Livio stima le forze di Annibale in 80mila uomini di fanteria e 10mila di cavalleria. Quindi un esercito circa 90mila uomini, piu' gli alleati che stima in 36mila. Quindi Certa e' anche la non piccola dimensione di Torino. Lo stesso Tito Livio dimostra l'infondatezza di tesi alternative, e precisa che "Taurinorumque una urbe caput gentis ejus" quindi esisteva una ed una sola capitale metropoli dei taurini, Torino.

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Ora, come giustificare il comportamento dei Taurini? E di Annibale? A meno che Torino non fosse veramente una grande metropoli. In questo caso si potrebbe pensare ad un esercito di circa 100mila uomini. Contando anche sull'aiuto dei ragazzi ed anziani non del tutto disabili, piu' qualche donna, (l'esercito era assente) si giustificano anche le grandi perdite ed il gran numero di prigionieri fatti da Annibale, di cui parlano gli antichi autori. Quando l'esercito dei taurini ritorna, si ricongiunge con vecchi, donne e bambini postisi in salvo sulle colline, e subito iniziano i lavori di ricostruzione della citta'.

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Polibio nasce circa nel 200 avanti Cristo, quindi e' un autore quasi coevo alle viste gesta di Annibale, e ci fornisce una versione dei fatti conforme a quella di Tito Livio.

Polibio ci conferma che l'esercito taurino non era presente essendo in guerra con gli insubri (milanesi), forse per questo, e per il fatto di ritenere i taurini "gente prossima", Annibale tenta di ottenere alleanza od il permesso di passare. I taurini temporeggiano, forse aspettando il ritorno del loro esercito. Polibio definisce espressamente Torino come fortissima. Per questo motivo, quando dopo tre giorni di battaglia Annibale la conquista, tutti i barbari circostanti, che avevano timor reverenziale per i torinesi, si spaventarono e si arresero volontariamente.

Nella sostanza il coevo Polibio, seppure piu' succintamente, conferma le parole di Tito Livio, e dimostra l'errore degli storici giornalisti moderni del "Lo dice Tizio, lo ha detto Caio", e con le mani pulite dal momento che leggono solo libri freschi di stampa. Ripeto, mi sono sporco, ho voluto verificare, e mi sono sporcato le mani con pergamene e vecchi reperti polverosi, ma sono convinto che solo questo puo' portare a vera ricerca e rilettura o revisione, od ancora semplice puntualizzazione, del risaputo. Nella prassi scientifica si cita sempre il metodo originario, la "prova" che volendo chiunque (magari con collaborazione) puo' verificare. Per qual motivo non si acclude mai la fonte storica originale?

 

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 CONCLUSIONE sulle ORIGINI

Gli autori antichi avevano piu' fonti di quelle attuali. Ad esempio della storia di Tito Livio, su 142 libri, ce ne sono pervenuti solamente 35. Quindi non possiamo seriamente smentirli. Secondo Appiano, Strabone, Plinio, Tito Livio, Tolomeo e molti altri storici classici, citati dal Bardetti, la sintesi circa i Taurini e Torino e' la seguente che riassumo:

SINTESI sui TAURINI

  • I veri primi abitatori "preistorici"
  • d'Italia furono Umbri, Liguri e Taurisci, e da essi originarono tutte le altre genti italiche piu' antiche.
     
  • I Liguri
  • furono colonizzati da Fetonte, al tempo di Decaulione (Ovidio ed altri). I primi Liguri erano Celti, nel senso di figli di Jafet, ad occido della Grecia.
     
  • Secondo Erodoto ed Esoro
  • ad austro erano gli Etiopi, ad Oriente gli Indi, ad occidente i Celti.
  • Il Bardetti vorrebbe che anche i Germani fossero Celti essendo occidentali, ma molti autori greci negano la cosa, ed in ogni caso escludono i popoli a nord, i Nordici, descritti come cannibali.

  • I Taurini
  • detti anche Taurisci gente Ligustica e Celtica ebbero per capitale la stessa ed unica citta' detta via via Eridania, Taurasia, Augusta dei Taurini, Torino
  • I Taurini
  • erano ristretti in un territorio ben delimitato da Domo d'Ossola (Domodossola) al Rodano, comprendendo i Leponzii, e secondo Catone e Plinio, anche i Salassi.
     
  • Fra i Taurisci Leponzii ed i Taurisci Norici vi erano i Reti
  • , secondo Catone e Strabone di origine sempre Taurina, ma Etrusca secondo altri.
     
  • Solo in tempi assai piu' recenti
  • vennero i celtoispanici di Belloveso, detti poi Insubri. Belloveso incontra i Taurini che secondo alcuni lo aiutano, batte i confinanti Tusci (Toscani), fonda Milano, conquista Roma, si fa pagare un forte riscatto per lasciare la citta' e ritornare sui suoi passi, pare ostacolato da Camillo, le cui gesta sfumano nel mito.

SINTESI su TORINO

  • Torino viene fondata
  • da Fetonte-Eridano, circa 3500 anni fa, ottocento anni prima di Roma. Abbiamo testimonianze
    antiche sulla esistenza di Torino al tempo della calata del celta Belloveso, circa seicento anni avanti Cristo, in Insubria, ove fonda Milano.
  • Torino era una Urbe
  • ovvero grande citta' metropolitana, già al tempo di Annibale, da certa e coeva testimonianza storica non mitologica del greco Polibio e del cittadino romano patavino Tito Livio. L'Urbe capitale delle genti taurine era alleata di Roma e contribuiva militarmente a controllare e colonizzare gli Insubri ed i Galli delle regioni limitrofe.
  • La città venne piu' volte
  • distrutta e riedificata. Ricerche archeologiche provano che la citta' era molto estesa e sviluppata lungo la collina, in modo da chiudere il pasaggio a sud-est verso l'Italia peninsulare. Ad esempio il luogo di Sassi, ancora alla periferia della citta' attuale, era di gia' citato come Torino all'epoca dell'imperatore Massimiano (Baldesano, Historia Thebea, 1589)
  • Non furono quindi i romani
  • a fondare Torino e la citta' antica non era affatto piccola.
    Inoltre i legami quasi preistorici fra Torino ed Egitto risalgono alla classicita' e non sono affatto dipendenti dal relativamente moderno Museo Egizio.
    Ad esempio una ordinanza imperiale proibì il
    culto di Iside ed Osiride in tutta Italia, salvo che a Torino, dove era talmente antico e radicato da essere inamovibile. Ancora al tempo di Costantino il culto egiziano era assai vivo in Torino, tanto che lo stesso converte in chiesa cristiana (S. Solutore) un Tempio pagano dedicato ad Iside.


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