- DOCUMENTI E CRITICA - Trombadori - STORIA - Erasmo Brio   

ANTEFATTO storico, Le STAMPIDE

Sicuramente, intorno all'anno mille, molte copie manoscritte su pergamena delle "stampide" (virtuosismi poetico-musicali degni di essere diffusi) circolavano liberamente, non solo in occitania, ma in tutto il mondo civile, sia europeo che degli invasori saraceni.

Le opere stampide (per definizione notevoli) erano numerosissime, ed erano le creazioni dei trombadori e delle trombatriz, occelti, ovvero occitani antichi (ad occito della Grecia)

  • molte erano canzoni,
  • oggi diremmo leggere,
  • molte
  • erano canti poetico-musicali complessi e lunghi, vere opere, oggi diremmo classiche,
  • alcune
  • erano più musica che poesia.
  • In ogni caso TUTTE le poesie erano accompagnate da musica

PURTROPPO Quasi tutte sono "andate" perse. Ad esempio, delle innumerevoli danze occitane (specie italiane), ce ne sono pervenute solamente una cinquantina, quasi tutte conservate a Londra, dove fuggirono gli occelti a partire dalla seconda meta' del 1200.

Delle moltissime canzoni che sappiamo, per certo, compose Riccardo Cuor di Leone, il quale, come tutta la classe colta inglese del tempo, parlava occelto (era un Trombadore), ci sono pervenuti solo due frammenti di una stessa canzone scritta in prigionia: lamento e sua rotta (antesignane della "toccata e fuga" seicentesche).

Le opere degli autori italiani sono da considerarsi, di fatto, quasi completamente perse, salvo futuri ritrovamenti. Di alcuni nomi (d'arte) e frammenti di testo disponiamo solo di citazioni purtroppo postume. Inoltre molti (tutti?) storici hanno favoleggiato e fatto gran confusione.

Alcuni testi di stampide (rigorosamente privati della musica) sono conservati in Vaticano. Pochi codici e vari frammenti di pergamene, quindi, ed il resto? Nulla, quasi tutto perso, anzi distrutto.

Il motivo di questo genocidio culturale risiede in molti infausti accadimenti che disintegrarono l'occitania e la sua cultura.

L'opera di distruzione

Anzitutto iniziò, a partire dalla meta' del 1200, certa parte di chiesa romana, che mal vedeva l'estrema indipendenza, sensualita' e libertà di pensiero dei Vescovi occitani e relativi Riti (si sono salvati, purgati, il rito Ambrosiano, ed i Valdesi, divenuti questi "protestanti" dopo la riforma). Pensiamo alle stragi degli occelti Albigesi, e conseguente fuga di molti trombadori al nord, in Bretagna, in Inghilterra, in Irlanda e Scozia. Come se non bastasse, sempre a partire già dal 1200, i testi occitani vengono traslati in franco-provenzale o franco-occitano, all'inizio forse per renderli meglio comprensibili ai popoli nordici, ma poi in modo sistematico, ossessivo e chiaramente di parte, Franca, ovviamente.

Bisogna comunque convenire che l'opera di traslazione e di "esportazione" al nord, specie a Parigi e Londra, ed a nordest, tipicamente Baviera e Germania, ha paradossalmente salvato da certa distruzione molti capolavori occelti , gabellati oggi per "celtici" del nord (?)

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A partire dal 1400, la formazione degli stati moderni causarono il frazionamento "a segmenti verticali" della fascia "orizzontale" occeltica, tipicamente trasversale, dall'Adriatico all'Atlantico, provocandone lo sfascio definitivo.

Ultimo baluardo di quello che rimane della cultura occitana è, nel 1500, la Provenza, almeno dal punto di vista orale, ovvero poetico: nasce il mito apocrifo dei "poeti" occitani, detti anche impropriamente trovatori.

Inizia quindi la distruzione fisica dei codici occitani mediante condanna al rogo non solo dei reperti, ma degli uomini.

Alla controriforma del 1550-1700, segue "la illuminata" opera anti-medioevalista `settecentesca, e la ultranazionalistica revisione dei romantici sapienti italiani dell'ottocento. Un vero disastro.

Tavola della Geographie des Gaules (Parigi 1839), ove e' stato posto in evidenza il territorio occeltico verso il 1000-1200

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