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I RITROVAMENTI

Soltanto in epoca molto recente vennero restaurati, quindi riscoperti, i codici occitani sino a noi pervenuti, e ci si accorse che erano gli antesignani della più moderna musica celtica, e poi moresca dopo l'invasione degli almoraviti in Spagna. Quindi divenne palese che i testi conservati in Vaticano, tutti classificati come poesie provenzali, erano in realtà opere musicali di autori italiani, padani, monferrini, borgognoni, aquitani, guasconi, catalani ovvero occelti e galizi, alcuni, purtroppo, posteriormente traslati in franco o franco-provenzale dalla lingua originale occitana antica.

Grande impulso alla ricerca fu dato da un fortuito ritrovamento, avvenuto nella prima metà del secolo ventesimo. Un certo Pedro Vindel, restauratore antiquario di Madrid, rimuove la rilegatura deteriorata in pergamena di un libro cinquecentesco, e scopre che si tratta di un frammento di antico codice musicale, il cui testo era già conosciuto negli archivi vaticani, e riduttivamente classificata come poesia "degli Amici" cassando l'altro termine parimente ricorrente: "Amanti", per non dire di altri termini quali "estro d'amore".

Nella faccia interna della pergamena, svilita a copertina, si era salvata una pagina, quasi intera, di un certo codice Martin (martin codax), di chiara fattura femminile, contenente alcuni brani di musica vivace, del tutto antitetica rispetto le credenze stereotipate (ancora oggi radicatissime). Fortuna volle che il rilegatore fosse pure un antiquario, capace di intuire l'importanza del reperto.

Questo ritrovamento dimostra il disprezzo idiota dei secoli rinascimentali ed "illuminati" per la cultura medioevale ed occitana in particolare. Ma proprio questo disprezzo ha salvato, suo malgrado dal rogo, la pergamena in oggetto, che smentiva tutti i preconcetti correnti e svelava una musica bellissima, sensuale e ritmica.

SITUAZIONE ATTUALE

Specialmente nel nord della Francia ed in Inghilterra iniziarono studi approfonditi che svelarono la profonda differenza fra

  • trouveur, ovvero trovatori, che usavano il franco-provenzale,
  • trobadores, ovvero trobadori, che usavano il galizio,
  • trumbor, ovvero trombadori, trombatori, i più antichi e primieri compositori occelti, che usavano ovviamente l'occitano antico, in tutta l'occitania, dalla Padania alla Catalogna, ed a Sud sino alla Sicilia compresa.

Quindi gli "inventori musici" dell'anno mille sono i trombadori (trombatori) e le trombatriz tipicamente occelti (occitani antichi), seguiti nel 1200 dai trobadori galizi, e dai trovatori francoccitani e poi franchi. Mentre il termine trombadore era onorifico, il termine franco juglar (suonatore, giocoliere) ed italico di menestriere (menestrello) non lo erano affatto.

LE PALLE STORICHE

Lo stesso autorevolissimo Cibrario nella sua "Economia Politica del Medio Evo" (Torino 1861) mostra di ignorare l'esistenza dei codici occitani, in verità quasi tutti, ancora oggi, conservati all'estero, e ne parla "per sentito dire", citando altri autori "moderni". Cibrario confonde i trovatori con i trobadours, addirittura con i menestrelli o menestrieri (confondendo i secoli), mostra di non conoscere il senso del termine, e crede che "trobas" (inventare) sia una canzone poetica popolare! Quindi mostra di ignorare totalmente l'esistenza delle "Cantigas" galizie, non parliamo dei trombadori occelti. Nell'impeto italiota del tempo rifiuta ovviamente qualsiasi idea celtica, quindi occeltica od occitana.

Mai fidarsi delle fonti non coeve!! La vera ricerca non si fa leggendo i libri di tizio o di caio, che a loro volta riportano il pensiero di sempronio. Occorre sporcarsi le mani con le fonti coeve. Come, ad onor del vero, il Cibrario fece, ma solo con i reperti al tempo noti ed a sua immediata disposizione, di genere commerciale, di cui il più antico che elenca risale al 1263, quando i Trombadori erano oramai scomparsi.

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