- DOCUMENTI E CRITICA - Trombadori - La LINGUA TROMBADORICA - Erasmo Brio     

 LA LINGUA dei TROMBADORI

La lingua della fascia ad occidente dei germani ed a sud dei nordici, al tempo era del tutto differente da quella nordica, ed era detta latino del luogo. Questa lingua era una specie di esperanto ovvero lingua universale del tempo, veniva compresa da tutti, ma non era affatto semplice. Poteva usare sia gli avverbi che le declinazioni, spaziando, dal latino medioevale ad un qualcosa di simile a tutti i dialetti padani, alla linguadoca, allo spagnolo, al francese, all'italiano stesso. Forse per tale motivo era detto latino popolare (1000) "en son lati", in suo latino, ovvero in latino parlato. L'affermazione più usata era proprio "si" od anche "aissi", e non il tanto sbandierato "d'oc", che ho visto solo a significare "d'accordo" oppure " anche", come l'attuale "d'co" piemontese. Quindi questa lingua coincide con l'occeltico.

Ecco un esempio (1100) di codice italianissimo, redatto in Monferrato:

"si que l' Marques " Si che il marchese

"respondi che non faria nient. " rispose che non farebbe niente

"Donc Rambaut fetz la stampida e dis aissi." Dunque Rambaldo fece la stampida e disse di sì.

Altro esempio affermativo: "es si amorosa", e' si' amorosa (praticamente italiano), mentre non ho trovato esempi nei codici occelti di "oc". Mi pare ovvio che le obiezioni circa l'uso dell'oc siano da rispedire ai linguisti. Bello, tanto pragmatico, ma non vero. Il milanese, che anche intuitivamente assomiglia alquanto al piemontese, specie orientale, ha la stessa origine arcaica, sebbene l'occitano parlato in Insubria era anticamente molto piu` simile all'italiano (non ne conosco il motivo).

Ecco altri esempi occelti molto italiani che non necessitano di traslazione (1000-1100):

"se il cor mi vuol seguir", (Palazzolo 1100)

"donna Beatriz fo tant corteza", (Vaqueras, 1100)

"Vol la Regina mostrar", (anonimo 1100)

"dansar en la dansa gioiosa". (anonimo 1100)

Il Vaqueras, famoso trombadore, conosceva molto bene le varianti dell'occelto, o "dialetti locali", tutti detti latino (lati'), e nel suo "Contrasto e Discorso" li usa tutti, compreso il primo italiano di cui si ha notizia, poi il limosino, il franco-occitano, e l'antica parlata ligure-genovese.

Una nobildonna genovese, oggetto delle sue attenzioni, e' sposata e lo rifiuta, chiamandolo sprezzantemente "Jujar proenzal", giocoliere provenzale, quindi finge di non capire il suo "latino":

no t'entend plui d'un toesco, (non ti intendo piu' di un tedesco)

o sardo o barbari' (o sardo o barbaresco)

ni non ho cura de ti .... (ne' non ho cura di te)

.... no vollo questo lati' (non voglio questo latino)

invece la donna comprende benissimo e risponde sempre a tono, quindi il dialogo prosegue.

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